Archive for agosto, 2019


credevo

credevo

di vedere l’anima vagare

e di udire il corpo ricollocarsi altrove

tra quei cieli collegati e scollegati tra loro

e quegli astri che s’attraggono che fuggono che bruciano e che brillano tenendosi per mano

e se mi metto in ascolto

ti sento ancora nelle mie tempie

mentre i tuoi seni mi allattano per fame

e mi chiedo

cosa vive in tutti quei respiri che si avvicinano e si allontanano

che si dilatano e si assottigliano

e cosa c’è tra quelle mura dove il sole non entra e il buio conquista tutti gli spazi

scavo miniere

mi sporco di nero e mi fingo carbone

i cunicoli si fanno sempre più angusti più caldi e più umidi

basta una scintilla per fulminare ogni cosa

anche la carne diventa divina

e anche le pareti ansimano

come se fossero una sola cosa con me

è sceso il mio cuore dal nido e vola tra il divino e l’umano.

Written by atmosferepoetiche

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e fu subito la notte a prendersi cura di noi

cullandoci tra una pausa e un attesa

uno spazio sospeso e una bianca distesa lunare

e così dal giorno alla notte passa un filo sottile come tra la vita e la morte

e quando ci verranno a cercare udranno solo il suono del mondo

e troveranno la porta dell’alba socchiusa e il profumo del pane appena sfornato

e l’impronta dei passi che vibrano ancora

sulle rovine del tempo

e non ci può essere una luce più profonda di quella che ci illumina

ne’ una verità più nuda di quella che ci unisce

e questa furia che dura dentro nel cuore

chi può fermarla ?

e se c’è una cosa che mi consuma è

questo silenzio che non muta

meglio la pioggia e il grigiore del cielo

e i tuoni impazziti che scuotono il petto con un presagio di morte

e se ne va quest’isola di sale alla deriva

se ne va come un vento leggero

e ancora quando uno sguardo mi rapina

fermo il moto delle cose prima che gli occhi si chiudano.

Written by atmosferepoetiche.

dio cos’è che vuoi da me

perchè  non mi parli e non ti riveli  

solo tu conosci questo mio dolore quotidiano

e questo tuo perdono che non arriva mai

io origlio standomene seduto sulla cima dei tuoi abissi

e  resto  sospeso  in questo  limbo eterno

solo tu conosci

ciò che mi piace e ciò che non mi piace

il solletico dell’acqua e del vento sulla mia pelle

le oblique inerzie del sangue e le lugubre ore di 

questa profondissima notte

tu hai creato 

il grande e l’infinitamente piccolo 

 la bellezza 

l’arte le scienze e la meccanica celeste

se solo sapessi dove ti nascondi

e dove cercarti

tu che mi hai donato la tua creatività 

il tuo amore e la tua serenità 

tu che hai fatto di me un uomo  forte e impavido  

dimmi su quale stella  ti nascondi 

così che io possa prenderla e appenderla sul ramo 

più bello del mio cuore

lasciandola oscillare solitaria nella notte

come lanterna che rischiara il cammino 

parlami di te quando già penso di andarmene

ascolta la mia preghiera con questa voce da bambino

corrosa dal tempo e dalla ruggine.

Written by atmosferepoetiche

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