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Capitolo I

Parte XII

Il tempo scorre senza che la noia mi assalga, ci sono tante cose da fare , che a volerle fare tutte mi ci vuole un altra vita. Ma mi accontento di riuscire ad assolvere alle mie funzioni più importanti e sono fortunato se non sono troppo spesso coinvolto dalle brutture e dai piccoli incidenti che capitano al campo nella vita di tutti i giorni.

La zona riservata ai pellegrini , ai commercianti e alla gente comune  diventa presto un centro di commercio e di baratto dove , si compra e si vende di tutto e si baratta ogni cosa . È simile al rione di una città dove la vita è in continuo fermento e il grande teatro dell’umanità è in pieno svolgimento coi suoi piccoli drammi , i suoi grandi scenari di miseria e di povertà , di rivalità, di cattiverie, di prepotenze e  di sopraffazione ma anche di fulgidi esempi di bontà e generosità.

Una volta completato il mio giro d’ispezione al fine di assicurare l’ordine e la disciplina dei luoghi, sono libero di girare dentro e fuori l’accampamento , senza tuttavia assentarmi per troppo tempo dal mio posto di comando .  Non ho mai desiderato tanta libertà come in questi giorni . Non vi è occasione in cui non penso a Sheila e ogni volta che lei  mi viene in mente, il mio cuore prende a battere forte. Vedo davanti a me quella sua figura aggraziata, avvolta in quel suo vestito blu che la rende bella come un’odalisca, affascinante incantevole e seducente. Non riesco a capire come sia possibile che questo sentimento  possa tenere così prepotentemente in ostaggio   il mio cuore e i miei sensi da sentirmi perduto . Ho amato Eleonora e prima di lei altre donne ma mai nessuna ha avuto in così poco tempo un effetto dirompente sui miei sentimenti. Il mistero di questa attrazione è tutta da scoprire.

Mentre percorro la strada per farle visita   , il cielo assume una colorazione dalle tinte forti e decise, il blu intenso si mescola al viola scuro in una variazioni di sfumature indescrivibili, mentre il sole spennella il suo ultimo rossore su tutte le cose. Le nuvole sembrano sanguinare mentre  la terra stremata da tanta dolcezza prepara la sua alcova  per la notte.  ll viola con il blu si tengono per mano in una danza leggiadra che lascia presagire una notte densa di stelle . L’aria è fresca e le sfumature di colore diventano sempre più intense e stupefacenti, Le tinte assumono un colore scuro e indecifrabile .

Quando arrivo da lei il crepuscolo si è perso nel buio della notte , e si vedono il cielo e la terra fondersi in un tenero abbraccio . Quando la scorgo, noto che i suoi occhi, trattengono e imprigionano ancora l’ultima luce del giorno, e questo chiarore residuo le attribuiscono maggiore grazia è una identità divina. . Forse quello sguardo , che non è il solito sguardo a cui sono abituato , dimostra quanto sia potente la sua seduzione e quanto sia grande la sua femminilità e cosa siano capaci di fare queste due cose se coniugate insieme . Ma so anche che questo suo potentissimo “fascino” non è un nemico né un incubo né un veleno, per me, ma qualcosa che ha a che fare con le tempeste che si scatenano nel cuore. quando si è innamorati.

Non posso davvero farci nulla.

A volte se ho la forza di dire che lei mi piace fin dentro le ossa è perché mi piace associare il godimento a quel lontano Dio che ho conosciuto . In effetti amare lei mi fa capire che non ho veramente mai amato Dio e che il mio amore per Lui era solo l’idea di essermi abbandonato a un  Dio immaginario   , Dio è altro che le mie vecchie preghiere è nelle facoltà di perdere la ragione, in realtà quanto a Sheila credo di perdere la ragione con lei che con Dio , forse lei rappresenta quella dolcezza a cui desidero arrivare, quella dolcezza che ferisce e che non mi rende sempre felice , perché a volte desidero trovare  infelice anche lei , a volte la vorrei trasgressiva,   a volte casta.

Insomma la sua onnipotenza se da una parte mi delizia , da un altra parte mi irrita.

E di questa onnipotenza che cade dalle sue mani , da quelle esili mani piene d’amore che hanno tutto il potere del mondo , da quelle mani che mi stringono e mi accarezzano, io ho un sacro profondo rispetto e devozione.

Alla sua vista , mi avvicino , scendo da cavallo, la stringo a me e la bacio . Devo confessarti una cosa le dico. Io ho frequentato di recente un’altra donna, siamo stati insieme fino a quando le circostanze ce lo hanno consentito. Non voglio dire che non l’abbia amata ma adesso è più prudente che non la incontri    e credo che questo sia la cosa giusta da fare. Lei è un capo di stato e per giunta molto ben considerata nel suo entourage . Inoltre ha una vita complicata , sembra non ami il marito Louis VII , dal quale sta chiedendo il divorzio e sembra pure che voglia risposarsi con Enrico II re d’Inghilterra per consolidare la sua posizione e quella del suo Granducato . Come vedi ci sono ragioni di stato che esulano da un semplice capriccio d’amore .

Comunque vada il mio cuore da adesso in poi è tuo e solo tu ne hai la chiave . Si dice che il tempo guarisce e medica le ferite, ma io non mi considero né ferito né guarito, ma un uomo nuovo pronto ad amare di nuovo benché non sia facile piegare il cuore a nuove emozioni. Lei non sembra sconvolta, dalla mia confessione, capisce perfettamente quello che le dico , e mi fa promettere di esserle sempre, qualunque cosa accada,  sincero nei suoi confronti .

Lei ha una intelligenza brillante, superata solo dalla sua grazia. E quel giorno, dopo averle parlato ho visto il mondo sotto una nuova luce, la stessa che lei emana da dentro , prodiga di stupore e di calore.

 

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Capitolo I

Parte XI 

La sosta a Costantinopoli mi ha permesso di avere più tempo libero e più riposo, ma i miei pensieri si affollano nella mente senza tregua. Penso a lei ripetutamente e me la immagino, mentre dorme o mentre mangia , o mentre conversa. La sua presenza non mi abbandona mai , e non so se trovandomi davanti al nemico , mi sarà più fatale la perdita di concentrazione   o perdere di vista la sua visione.    Un nemico feroce, determinato, armato fino ai denti, con tanta voglia di vincere e di uccidere. Il mio grido di battaglia già si fa sentire dentro il mio petto e anche se siamo ancora lontani dall’obbiettivo, sento tutto il peso di questa guerra, che per quanto mi riguarda, grava sui miei polmoni, sul mio cuore e sulle mie ossa.  Mi chiedo  tante volte per chi sto combattendo, forse Dio non vuole una guerra per ottenere la pace, e non reclama  un tributo di sangue per liberare Gerusalemme dagli infedeli.  . Questi  ed altri pensieri sconfortanti  mi percorrono la  mente , quando all’improvviso si materializza  una poesia che si fa strada nel cuore  quasi a voler scacciare quei grossi nuvoloni che minacciano la mia serenità . 

” In grembo ai tuoi occhi  

mi perdo e mi annullo

tra riflessi di soli brillanti

e lucenti armonie

riluce il mio cuore

che di voluttà si illumina

oh  gorgoglio vermiglio

oh fluido d’amore

che cantando vai

per fiumi e per valli,

così come sgorghi dal mio cuore

così tu ti  riversi nel suo

eppur ti attendo

senza saperti

eppur ti adoro

senza conoscerti 

perché lo so già

dove sei e chi sei

germoglio di vita che sbocci e cresci nell’anima

per te ho sconfitto  la vita

e più non temo la morte 

quasi ho vergogna di dirlo

ma non posso tacerlo

con te mi sento invincibile  “

Questi versi  naturalmente sono dedicati a lei , a Sheila, .

Ho tanto da dare e da fare , ma vorrei che  il tempo, questa entità astratta   che noi pretendiamo di misurare, ma che in definitiva è lui che misura noi, le nostre  cose, passate , presenti e future, e anche quelle che non si possono misurare , mi conceda di preservare le nostre vite , la mia e quella della donna che amo.

Gli accampamenti sotto le mura di Costantinopoli si estendono  per circa un miglio. Le tende dei crociati sono attestate in prossimità delle due principali porte d’ingresso alla città e sono  allineate in senso orizzontale e in senso verticale in modo da costituire delle file perfettamente parallele, tra le quali intercorrono dei corridoi larghi  e rettilinei che fungono  da strade interne al campo. Ogni tenda ha  una forma piramidale a base quadrata ed sono costruite in tela grezza di colore chiaro dove in cima , a bella vista, sventolava un piccolo stendardo bianco col simbolo della croce templare ad otto punte  di colore rosso.  La loro disposizione disegna un enorme figura di forma regolare punteggiata al suo interno da tanti piccoli quadrati, per quante sono le tende. All’interno del campo vi sono oltre che le tende che ospitano i soldati, quelle a sevizio della fucina, dell’arrotino, del  maréschal ferrant e quelle destinate al confezionamento delle armi e per ultimo quelle a servizio delle cucine da campo . I carri per il trasporto delle vettovaglie, del vestiario, delle armi, delle macchine da guerra , del bestiame sono sistemati nel cuore dell’accampamento e sono sorvegliati a vista, notte e giorno onde evitare i frequenti furti,  che sono diffusi tra gli stessi soldati. I commercianti con i loro carichi di merce stipata sui carri e i pellegrini che sono al seguito,  si sono sistemati con le loro tende e i loro bagagli in posizione più arretrata in modo  da non intralciare le normali attività del campo militare. Tutti i giorni giungono , generose razioni di cibo offerte dall’imperatore Emanuele, che non dimentica di mandare anche giocolieri, comici, commedianti e domatori  per lo svago della truppa. Lo stesso imperatore che all’inizio si è mostrato restio nel concedere ospitalità perfino ai dignitari francesi all’interno delle mura, sembra di tutt’altro avviso, tanto che ha aperto le porte della città a tutti, dando disposizione di fare entrare i  pellegrini, i commercianti,  i medici e i notai, i musici  solo di giorno, mentre aveva deciso il libero accesso, sia di giorno che di notte, ai soldati e naturalmente ai dignitari francesi e agli ecclesiastici. La vita brulicava dappertutto. La gente che ha deciso di entrare nella città, percorre le strade, estasiata nel vedere tutte quelle mercanzie quali spezie, frutta esotica, pane, dolci, carne pregiata , stoffe dai colori sfavillanti, gioielli, tappeti pellicce, oro e pietre preziose. Certamente quella merce non è fatta per chi non se la può permettere e quindi la gente comune può solo prendere atto dell’esistenza di quel ben di Dio senza poterla comprare. Tuttavia le chiese sono a disposizione di tutti, poveri e ricchi ed è  per questo che sono frequentate  dai pellegrini come dai soldati, dai mercanti e dai dignitari francesi. Vi sono diversi aneddoti sui monumenti di Costantinopoli, per esempio che la porta di Santa Sofia è costruita con assi di legno dell’arca di Noè e che una trave dell’altare della chiesa di Santa Sofia, è ricavata dal legno della croce di Gesù. Ma come in tutte le grandi città , non mancano i vicoli fatiscenti pieni di tuguri , dove regna la  meschinità e la perversione.  

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Capitolo I

Parte X

Quando lasciamo quel posto incantevole, il sole è già alto.  Andando verso est per far ritorno all’accampamento , ci imbattiamo in un pozzo che sicuramente è utilizzato dalle popolazioni locali. Tutto intorno vi  sono degli arbusti verdi , di un verde lucido e splendente forse perché si nutrono della stessa acqua sorgiva .  Questo spettacolo di pace e di tranquillità ci rende felici.  Immergo il secchio di legno nel fondo del pozzo,  tiro su l’acqua che si rivela fresca, pura e cristallina e della  quale i riverberi del sole sembrano nutrirsi. Beviamo con gusto e soddisfazione e penso che   mai si possa dire : ” acqua della mia fontana non berrò mai della tua acqua ” Non vi può essere cosa  più grande che la terra può offrirci a parte la felicità che  i nostri occhi sereni e innamorati esprimono in ogni momento. Notiamo che il posto non è frequentato e così Scheila ne approfitta per lavarsi. Si solleva la veste tenendola alla vita con una mano, poi inizia a lavarsi prendendo l’acqua con  l’altra .  I suoi gesti sono delicati e riflettono tutta la sua femminilità . La bellezza delle sue gambe mi colpisce nuovamente e vengo rapito da una subitanea quanto inaspettata  eccitazione . Leggera e sinuosa la sua mano si posa sulle sue gambe e ad ogni movimento  verso l’alto , scopre una porzione sempre più ampia del suo corpo mostrando il  suo ventre magnifico . Le sue carni sono  di un candore inusitato  . Quando scopre la parte superiore del busto ,  il suo seno  esplode in tutta la sua perfezione e magnificenza. Prese a lavarsi con la stessa grazia e con la stessa femminilità di prima.  Ogni volta che le sue mani  lambiscono  il corpo sembra che  tocchino  anche me . In seguito l’aiuto a lavarsi la schiena e devo  raccogliere tutte le mie forze per resisterle. Poi indossa  la biancheria intima che ha  appena comprato ,  si mette la tunica , si pettina   è mette anche il copricapo sulla testa.  Io invece mi  lavo dopo essermi spogliato completamente  versandomi addosso alcuni  secchi d’acqua . Lei si accosta e mi aiuta a sua volta .  La sensazione che ricevo è indescrivibile, il suo tocco è divino, ad ogni passaggio della sua mano sul mio corpo provo piacere . Lei si accorge del mio turbamento , mi bacia e mi dice : adesso devi tornare al tuo accampamento , perché se sparisci, potresti essere considerato disertore . Annuisco pensando i miei doveri di crociato e di soldato .  Le dico che al nostro prossimo incontro devo   informarla di qualcosa che mi riguarda.  Lei mi scruta con aria interrogativa , ma non  va oltre .   Porgo dell’acqua al mio cavallo e mi metto al galoppo per portarla   al più presto sul suo carro. Quando giungiamo, lei scende da cavallo, mi bacia  e filo via veloce come un fulmine verso il mio contingente. Cavalco per due miglia finché non vedo  i miei soldati che nel frattempo si sono messi in marcia insieme a tutti gli altri crociati, alla volta di Costantinopoli.  La città di Costantinopoli è costruita su sette colli proprio come Roma e come Roma ha delle mura fortificate tutto intorno.La sua fama è dovuta alla sua ricchezza , ma anche agli enormi e sterminati feudi appartenenti al suo impero , tanto grande da far invidia a quello dell’antica Roma . Dopo quattro mesi di viaggio estenuante  e faticoso ricco di imprevisti e di ogni genere di disagi e disavventure, l’esercito crociato è finalmente in vista della città più ricca d’oriente con i suoi palazzi favolosi , le sue ricchezze, le sue preziose reliquie, e ogni altro genere di ricchezze. Ma non tutti possono entrare nella città proibita . Perfino i dignitari francesi , per volontà dell’imperatore Manuele, potevano entrare per visitare la città ma non potevano sostarvi . Questo per i crociati era insopportabile e così vi furono diverse iniziative per convincere il riluttante imperatore ad aprire le porte della città. Si pensa perfino di conquistare la città , ma il fine ultimo dei crociati è Gerusalemme e non Costantinopoli.  Quando l’imperatore riceve i dignitari francesi, li accoglie senza cerimoniale , in veste privata in cui riceve i suoi familiari . Si tratta di un forte segnale di amicizia . I dignitari arrivano col loro seguito di dame e ancelle che dall’imperatore sono scambiate come una specie di harem all’occidentale. Le dame sono sbalordite da quell’uomo che ha un fascino senza precedenti e parimenti l’imperatore è affascinato da quelle dame e da quelle ancelle giovani , raffinate e disponibili. Quando i  dignitari francesi visitano il palazzo, non credono ai loro occhi. La sala del trono ha marmi preziosi venuti perfino dal Portogallo, il trono è costruito in oro massiccio ed ha un marchingegno meccanico che gli permette di sollevarsi dal pavimento . Tutt’intorno alla sala vi sono animali anch’essi tutti d’oro che rappresentano leoni , grifoni, aquile e uccelli. Le porte sono in avorio e i drappeggi sono intessuti con fili d’oro e di seta. Ma le cose più preziose sono le reliquie . 

L’imperatore è orgoglioso di mostrarli ai  francesi . Tra queste, il ritratto di Maria dipinto da S.Luca, le sacre bende di Gesù bambino, intrise del latte materno, il legno della vera Croce del Cristo, la corona di spine, la spada di Longino, la spugna imbevuta di aceto e fiele, la tunica e il panno intriso con il volto di Gesù. Le dame però sono più interessate alle ricchezze del palazzo e alla sontuosità dei luoghi. Vogliono vedere le cinquecento stanze del palazzo, le quattrocento fontane, i soffitti d’oro puro, i mobili di madreperla. La cosa più inverosimile del palazzo è la sala da pranzo , che sembra scavata nell’oro. Ha le pareti d’oro, il soffitto d’oro, il tavolo d’oro i calici e le posate d’oro, i sipari d’oro dietro i quali un’orchestra invisibile suonava le più dolci melodie d’oriente. Possono degustare per la prima volta il caviale e i raffinatissimi vini greci e mangiare prendendo per la prima volta i cibi con nuovi strumenti a due punte che poi presero il nome di forchette. Il cibo è gustoso e speziato e la carne è cotta in speciali bracieri che poi vengono presi ad esempio dai nobili francesi che li replicano in patria chiamandoli barbecue. Durante questi pranzi capita che i parenti dell’imperatore si invaghiscono delle damigelle francesi, arrivando perfino a formulare proposte di matrimonio. Tutto questo è inconcepibile per le due parti e così questi spasimanti vengono regolarmente allontanati. I dignitari di corte possono assistere anche alle cerimonie religiose che si tengono a S. Sofia, considerata la chiesa delle chiese, e voluta dall’imperatore Giustiniano. Ha una cupola tutta d’oro in cui si riverberano i marmi lucidi e variopinti del pavimento, tanto che in quella volta si può scorgere un giardino costituito da fiori purpurei, verdi splendenti, rossi incandescenti , candori accecanti e azzurri intensi  Così i dignitari francesi godono infine dell’ospitalità fissa al palazzo imperiale, mentre l’esercito sosta fuori dalle mura , e ai cavalieri e  capitani viene riservata loro una residenza sontuosa fuori dal palazzo. Fulcherio di Chartre, il cronista al seguito di madame Torqueri di Bouillon , annota che la città di Costantinopoli ha tante ricchezze che non gli sarebbe bastata una vita per scoprirle tutte e che avrebbe avuto bisogno di un’altra vita per descriverle tutte.

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Capitolo I

Parte IX

Rientro all’accampamento molto tardi. Ha smesso di piovere e non tuona più. Devo asciugare il cavallo e trovargli un posto al sicuro , nel caso che durante la notte si odano nuovamente  quei tuoni che hanno spaventato a morte gli animali. Mi spoglio completamente e mi asciugo con dei teli di lino, poi vado a distendermi sulla mia brandina  per  concedermi  qualche ora di riposo. So che l’indomani devo alzarmi presto per organizzare il viaggio verso Costantinopoli. L’indomani, all’alba circola la voce che la partenza è rinviata perché gli emissari di Thierry conte di Fiandra che sono andati a consegnare un messaggio all’Imperatore  di Costantinopoli Manuele, non hanno fatto ritorno e quindi la richiesta di ospitalità formulata dai dignitari francesi, non ha ancora una risposta. Avendo predisposto ogni cosa per la partenza , approfitto di questo contrattempo per andare a trovare Sheila. Quando arrivò, lei è fuori, vicino al carro e quando mi vede mi corre incontro , mi prende le mani, mi guarda negli occhi e mi dice : benvenuto mio nobile cavaliere, benvenuto Filippo .  Scendo da cavallo e la bacio  sulle guance, stringendola a me. Lei  ricambia con un bacio  appassionato pieno di ardore.  Le dico che la voglio portare a Filippopoli per comprarle degli abiti e della biancheria per il viaggio . Lei accetta, si prepara e partiamo  , cavalcando  verso la città. Prima di montare a cavallo , scioglie i suoi capelli che in seguito, con la velocità presero a volare al vento . Quel colore nero corvino si stagliava contro il cielo turchino , con un contrasto stridente e meraviglioso disegnando forme e colori come una fiamma che si libera nell’aria. Ad ogni sussulto  , quei capelli si muovono in su e in giù come la criniera del mio cavallo.

Arriviamo in città e visitiamo i vari negozi che si affacciano su stradine strette e impervie. Le percorriamo a piedi , con il cavallo al seguito. Lei acquista delle tuniche lunghe fino a i piedi con una scollatura arabesca bordata d’oro.  Compra anche il copricapo coordinato con le tuniche, nonchè dei teli di lino , della biancheria intima e degli unguenti per il corpo e dei profumi a base di sandalo. Ci imbattiamo poi in un negozio di artigianato locale ed è felice quando le dico che voglio  offrirle un monile . Le chiedo di scegliere il modello che più le piace. Lei sceglie la più semplice . E’ una collana le cui maglie sono formate da tanti chicchi di grano forati al centro e tenuti insieme da un filo di seta invisibile . La chiusura rappresenta una piccola spiga d’oro con una chiusura  sul retro. La prova e ne fu subito entusiasta . Le dico che condivido quella scelta e che piace tantissimo anche a me. Le chiedo come mai ha scelto proprio quel modello  e lei mi risponde che il grano rappresenta la vita e che la  indossa sempre per ricordare che sono stato io a ridarle la vita. 

Riprendiamo la via del ritorno. Quando monta a cavallo dietro di me, sento il suo corpo abbandonarsi sulle mie spalle e le sue gambe che sfioravano le mie . La desidero e sento che anche lei mi desidera. Le chiedo se  vuole fermarsi e lei annuisce. Mi fermo presso una radura isolata e tranquilla. Scendiamo da cavallo, prendo le coperte e le distendo a terra. Trovo che quel luogo è un luogo poetico, un “locus amoenus” dunque idilliaco e pacifico.   Ci desideriamo entrambi e la nostra attrazione è  qualcosa di forte, di fisico, di umano e divino.  Per un attimo penso  al momento quando i corpi si avvicineranno e le bocche si cercheranno fusi in una sola cosa, una fusione densa , pregnante, fremente e concreta. Ci stendiamo sulle coperte , ci abbracciamo e ci tocchiamo,  sopra e sotto i vestiti . Le mani iniziano a fare  conoscenza dei corpi  . Le sfioro  le gambe, i seni , il ventre, e lei prova tanto piacere che  sembra animarsi di una seconda vita , una vita di straordinaria bellezza e colore.  Lei si spoglia lentamente,  senza provare soggezione. Rimane completamente nuda, splendidamente nuda , perfetta nelle sue forme femminili che suscitano un desiderio convulso e inquieto. Le sue gambe sono perfettamente tornite e affusolate , le mani hanno un candore lucido e vellutato e le dita sono lunghe e sottili come stralci di vite. C’è di che infiammarsi di passione e di che confondersi i sensi.  Il suo corpo è slanciato , ben proporzionato, la pelle è liscia come il marmo , i suoi seni sono perfettamente torniti , con due piccole aureole rosa al centro e due capezzoli sporgenti . I suoi capelli  cadono naturalmente su quelle due rotondità lisce e perfette. Mi tolgo gli abiti anch’io  ,  la nostra nudità non conosce pudore,   stiamo per diventare   un solo corpo e una sola anima  .  L’amore che lei prova per me la rende spontanea e sicura . Ed io sento con la fede nel cuore che questo non è il mio un naufragio   nel mare del peccato , ma un dono di Dio   che sta per indicarmi una nuova  strada , una strada lineare che si lascia dietro un percorso scabroso e un avventura  pericolosa . 

L’amore è faticoso, è un lungo cammino , dapprima ti seduce, poi si accosta timoroso e infine  scende in campo  e ti conquista coi battiti , col corpo e col sangue, fino a diventare  gioioso e libero. 

Io  la percorro con le mani, che scorrono lievi sul suo corpo caldo e candido, tenerissime la stringono a me , e sento un  fremito profondo che mi percorre l’anima prima ancora del corpo.    Provo un senso di esaltazione mistica e sensuale , senza alcuna distinzione . Lei , ha occhi solo per me, a tratti gira il volto di lato perché il  piacere che prova è immenso, poi mi  supplica di possederla,  sciolta nel suo infinito donarsi.  I nostri occhi si riempiono  di gioia e   i nostri  corpi  si riempiono di luce e sono   così aderenti che tra di loro, non passa neanche un capello . Ho imparato a guidare il  piacere , ho imparato la pazienza e l’attesa , il sapere donare e il sapere ricevere , e tutto non per donare amore , ma per essere amore.  Nei momenti più esaltanti lei  ripete il mio nome ed io sento la sua pelle che ha l’odore di Dio e i suoi umori che  profumano  di ambrosia e di nardo.  Le  mie ossa sono più forti e il mio respiro più pesante e così la terra appiattita dal peso dei corpi, diventa più dura è più consistente, ed è come se fosse lei  a spingerci    a sollevarci e a farci volare. 

Pur conoscendo i veri motivi per cui io sono qui   in questo lembo di terra sperduto e solitario e non avaro  di occasioni  , rimane un mistero il mio incontro con Sheila. Per quanto mi riguarda io sono un esiliato è niente di più, costretto a fare una guerra Santa che non è la mia guerra , anche se  all’inizio  questa guerra mi è sembrata  giusto farla, ma le guerre cominciano dove si decide ma non finiscono dove si vorrebbe .  Sheila invece è  partita dall’Italia  per sfuggire al suo destino che la vede protagonista passiva di un rapporto con il suo promesso sposo verso il quale non prova amore . Inoltre lei è motivata da una fede religiosa incrollabile. L’incontro con Sheila , non è solo un incontro , ma è una scintilla , quella che  altera le vite e le salda  e da senso a tutte le cose  e ha ragioni profonde che risiedono nel sangue e nel cuore . Se solo potessimo essere di nuovo estranei, perché la mia vita si sta complicando e non so più cosa sia questo amore che sta dentro ogni uomo, dentro ogni donna,  dentro ogni cosa e che mi sta attraversando da parte a parte . 

Io a Eleonora ho dato tutto me stesso ,  lei quello che ha potuto e  la consapevolezza che in me è cresciuta questa confusione di averla amata senza averne diritto . E così   prima di morire, quando questa guerra sarà finita , se sarà finita , io sarò solo a ricordarla ,  forse non avrò più parole per lei e questo mi rattrista. 

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Storia di una Crociata

Capitolo I

Parte VIII

A volte vorrei essere un albero , un albero che ha radici nel cielo  e che ha rami foglie e fiori che si spandono per tutta la terra. Un albero che non  

ha armi né scudi , che è forte come un    guerriero ma che non ama la  guerra, che Interagisce con gli uomini e  con la natura con grande eleganza .

Questi ed altri pensieri mi passano per la mente  nel momento in cui mi rendo conto che se io  sono qui  per combattere,  questo lo devo  , nel bene e nel male , alla mia Eleonora , esempio di donna ribelle e orgogliosa , forte e intelligente,  tenera e amorevole, loquace e sensibile, grande regina che ha rivoluzionato la vita di corte per adempiere non tanto ai suoi doveri , quanto per apportare la sua idea di   modernità a favore dell’emancipazione delle donne  . Quello che ad altri può sembrare ferocia, per me è determinazione , i suoi obiettivi sono quelli di diventare un vero e proprio capo di stato , visto che il re suo consorte delega il governo dello stato alla sua persona e alla sua enorme sagacia.  Ma adesso che so che  lei si è unita al corteo in marcia verso Gerusalemme , confesso che non vedo l’ora di incontrarla. Il mio cuore è in tempesta e vorrei tanto  tenerlo a bada come si fa quando un cavallo si imbizzarrisce.  

L’alto comando , costituito dai dignitari di corte , nonché dalle autorità religiose procede dentro carrozze appositamente concepite per affrontare non solo quel viaggio interminabile e pieno di imprevisti, ma anche per rendere confortevole il tragitto   . Le carrozze hanno ruote rinforzate e sono completamente chiuse, le fiancate sono decorate di tutto punto, con finimenti dorati e preziosi intarsi che raffigurano scene della prima Crociata.  Le porte hanno vetri trasparenti coperti da tende damascate color blu indaco, i sedili sono del tipo  matelassè,  rivestiti con velluto viola bordato con passamaneria dorata e guarniti con dei bottoni di velluto blu che richiamano le tende. Dappertutto  pregiati pitture color oro e argento . Le pedane sono un capolavoro dell’artigianato francese e sono anch’esse intarsiate e dorate.  Le carrozze sono più o meno simili e tutte possono accogliere fino a quattro persone , salvo il fatto che le persone, a seconda della loro importanza , viaggiano da sole o con i consorti, oppure in gruppi di due o di quatto. Una ottantina di cavalieri fanno da scorta alle  carrozze reali e a quelle dell’alto clero e sono così distribuiti: 25  in testa , in fila per 5 , 25 in coda in fila per 5 e 30 per lato in fila per due . Superiamo appena il corteo reale e quello decclesiastico  quando il fragore impressionante di un tuono fa vibrare il terreno e, squarcia l’aria con uno spaventoso rumore che si abbatte su tutto il territorio. I cavalli si divincolano dalle briglie e strappano il loro morso , si sollevano sulle zampe anteriori, muovono la testa verso l’alto come a voler  contrastare quell’improvviso rumore mentre si ode il loro nitrito stridente che risuona su quella folla spaventata. E’ il panico generale,  tutti gli animali sono nervosi e quel serpentone costituito da migliaia di persone,  si muove  strisciando a fatica.  Altri lampi e altri tuoni si susseguono,  finchè non comincia a piovere. La pioggia cade copiosa , le strade si trasformano presto in fanghiglia , poi mano a mano che passa il tempo, si   formano le prime pozze d’acqua fino quando non sono invase dall’ acqua e si trasformano in veri e propri torrenti . L ’ordine è quello di continuare a tutti i costi , del resto Filippopoli si trova ormai a una decina di miglia da li. I carri fanno fatica a procedere, i soldati immersi fino ai calzari, li spingono in avanti per agevolarli nel loro cammino. Sono tutti presi dal panico perché l’acqua aumenta di livello e non c’è possibilità di riparo.  . Si deve arrivare a tutti i costi a Filippopoli e accamparsi li , anche perché servono vettovaglie e ogni altro genere di cose per la continuazione del viaggio, verso la tanta agognata Costantinopoli. La città di Filippopoli, antica Eumolpia , appartenuta ai traci poi conquistata da Filippo II di Macedonia che la rese libera , e che fu chiamata così da Alessandro Magno, figlio di quest’ultimo e divenne una città indipendente sotto i Greci finchè non fu incorporata nell’impero Romano. In seguito divenne parte dello stato di Bulgaria finchè non fu conquistata dall’impero Bizantino. E’ il crocevia di importanti strade imperiali provenienti dal nord e dall’ovest dei Balcani. Qui le strade si unificano e conduono direttamente a Bisanzio, tra cui la fondamentale Via Militaris. La citta sorge su tre colli ed è molto fiorente essendo un’importante via di comunicazione.    Quando arriviamo nei pressi della città è ormai sera. Il corteo si muove sotto la pioggia incessante e spesso è costretto a fermarsi per via degli avvallamenti delle strade che rallentano l’avanzata . Si stabilisce l’accampamento alle porte della città, mentre gli altri dignitari chiedono ospitalità al reggente del luogo, che è onorato di accoglierli .    Il mio pensiero corre a Sheila e non so se per lei provo solo ammirazione o  qualcos’altro .  Una volta sotto le mura di Filippopoli, sistemo   la mia tenda  e decido di fare visita a Sheila visto che incontrare Eleonora non è una cosa facile a meno che io  non venga convocato direttamente da lei  .  Devo percorrere un’ora di strada a ritroso, su percorsi che ormai sono diventati corsi d’acqua. .  Il  mio cavallo è immerso nell’acqua fino alle ginocchia .   La mia tuta di lana che ho sotto la cotta in rete metallica è completamente inzuppata. Ho la sensazione di nuotare piuttosto che cavalcare e stando in sella i miei piedi sfiorano il pelo dell’acqua  . La pioggia non accenna a diminuire , ma prima di andare a trovare Sheila devo fermarmi nella tenda  del mio accampamento per asciugarmi e cambiarmi . Le lanterne dei carri accese in anticipo   per l’oscuramente improvviso del giorno , appaiono come tanti puntini luminosi, dai più lontani ai più vicini, dai più brillanti ai più tenui,  dai più sfuocati ai più nitidi,  che sembrano cucire, come il filo di un tessuto , il  lungo e interminabile corteo carico di pioggia e di gente. 

 

Dio ci vuole Magnifici

Storia di una Crociata

CapitoloI

Parte VII

 

Percorriamo una ventina di miglia quando la vegetazione si fa sempre  più rada.  La squadra che ha il compito di andare in avanscoperta è chiamata momentaneamente ad altri compiti. Prendo allora una ventina di uomini  in tenuta da guerra, ad ognuno di loro gli do in dotazione un cavallo e lascio il resto del mio contingente al mio aiutante di campo che poi scopro essere un certo Jaufrè, figlio di Enrico , erede della contea di Champagne. Vado all’avanscoperta del territorio oltre che per verificare la sicurezza dei luoghi , anche per stabilire la percorribilità delle strade. . 

Procediamo con grande prudenza e circospezione e con grande spirito di abnegazione . Maciniamo miglia senza fatica e con un punto d’orgoglio . Ci sentiamo parte di un grande progetto che impiega uomini e mezzi speciali  la cui potenzialità non è solo bellica , perché tutti sono uniti sotto uno stesso  ideale cristiano-cattolico. Tuttavia ciò che mi passa per la mente è un tantino sacrilego perché penso che ci sono uomini che non hanno scelto di andare in guerra e tanto meno  hanno scelto di morire in guerra , spesso sono uomini  sposati con prole , figli a loro volta di padri anziani, che sono stati a loro volta  in guerra obbedendo ai capricci dei potenti e a regole che poi si sono rivelate un bluff , regole che   valgono solo per chi le subisce  e non per  chi le  crea.

La mia mente ha anche un pensiero affettuoso per  Sheila e mi interrogo sul suo stato di salute e se si trova bene con le persone a cui  l’ho affidata.Mi coglie  un improvviso sconforto , ma il mio ruolo di soldato prima e di ufficiale dopo, non mi consente di  appassionarmi al suo caso   anche perché non mi ritengo libero sentimentalmente. Decido di velocizzare l’andatura   in modo da  ridurre il tempo della  mia missione. Il territorio non presenta insidie , anche se è vasto aperto e desertico. Le montagne sono a parecchie miglia di distanza per cui  non ci si può attendere agguati imminenti da quella direzione . Le strade sono discrete e comunque  carrabili . Siamo  costretti però a fermarci più volte per sistemare alcune grosse buche , riempiendole con del pietrisco rimediato qua e la . I carri del corteo crociato , se  sprofondano in quegli avvallamenti possono subire la rottura di qualche asse e addirittura la perdita di una o più ruote, rallentando così il corteo che segue e quindi la marcia verso Costantinopoli. Dopo ore e ore  di lavoro che ci ha permesso di sistemare diverse strade impervie e rimosso  vecchi tronchi e perfino  carcasse di animali morti ,  ci fermiamo per ritemprarci e per  far bere e riposare  i cavalli. Senza di loro,   niente sarebbe  possibile. Così come senza l’uomo e la sua arte molte cose non sarebbero realizzabili. Una di queste cose è la poesia . Io scrivo spesso delle poesie e una di queste poesie l’ho scritta pensando  a Sheila:

“angelo mio

tu sei l’oro che in occhi sacri ti rifletti

tu sei il fiore che in potenti baci ti dilati

regina del vento che  spettina i  i mari e muove le dune

ti trovo bella per adornare di petali  i  pensieri

e ancor più bella per usurpare di luce i  sorrisi

petalo di luna 

profondo fiore della lontananza

idolo dei profondi spazi 

tu sei la mia  paura e il mio coraggio 

tu sei la terra l’acqua e il cielo 

tu sei la follia che mi piove addosso come una pioggia” .

Mi chiedo tra me e me : può mai Sheila fiorire nel mio cuore   E il mio cuore può mai aprirsi  a  colei che soffre e prega e spera?  Questi ed altri interrogativi occupano la mia mente. Non riesco  a vedere e a immaginare quale può essere il mio futuro. Ci sono troppe incognite , non ultima quella dell’esito della guerra, della mia incolumità, del mio ritorno in Francia, del mio rapporto con Eleonora . E cosa potrei offrire a Sheila se muoio in guerra.  Questa ragazza soffre molto  e se si lega a me , non potrei mai perdonarmelo . Lei è comparsa  dal nulla e ha  trasformato i miei giorni e le mie notti in un crescendo di sensazioni bellissime . Lei è così esaltante e accecante e affettuosa che  non posso restare  indifferente al suo fascino.  .    Il morso della fame si fa sentire. Nella mia bisaccia c’è soltanto frutta secca, delle gallette di pane duro che all’occorrenza viene immerso nell’ acqua per ammorbidirlo e delle piccole mele cotogne selvatiche che ho raccolto durante il viaggio. Così giusto per mettere qualcosa sotto i denti mangio una galletta di pane con i datteri , delle noci e un paio di mele. Poi dalla mia piccola borraccia in cui conservo del cognac spillo qualche sorso  di felicità . Mi distendo poi su una coperta e mi abbandono  a un sonno profondo. So di aver sognato ma non ricordo nulla ,  so solo che ho dormito col sorriso sulle labbra.  . All’improvviso i miei soldati notano  in lontananza il corteo dei crociati che si avvicina . Una volta sveglio do subito l’ordine di montare a cavallo per  raggiungere  l’inizio del corteo. Il cielo è nuvolo  e all’orizzonte appaiano  grossi nuvoloni neri che subito coprono  tutto il cielo.  

DIO CI VUOLE  MAGNIFICI

Storia di una Crociata

Capitolo I 

Parte VI

Negli accampamenti c’è un incredibile fermento e voglia di partire. I soldati  smontano le tende altri organizzano l’uscita dei carri che trasportano le armi , le vettovaglie e ogni genere di armamentario. Altri ancora sono addetti allo spegnimento degli ultimi fuochi rimasti accesi. Le fiaccole con le loro aste, vengono strappate  dal terreno e legate insieme in fasci da dieci.  

L’esercito deve capeggiare la colonna infinita e sterminata della spedizione ed è per questo che deve muoversi per primo. I preparativi fervono e a me,  grazie al mio grado di capitano, mi viene  affidato un contingente di duecento uomini, tra i quali devo  nominare il mio aiutante di campo.  La scelta non è facile , ma neanche impossibile. Tra quelli presenti scelgo la persona più sperimentata in fatto  di armi e di combattimenti .  Poi insieme a lui  passo  in rassegna tutti  gli uomini per verificare che siano adeguatamente vestiti e armati . Al mio aiutante gli viene dato  un cavallo , mentre i soldati sono a piedi. Prima che ripieghino la mia tenda,   vado a recuperare la mia tunica su cui   Sheila ha riposato. Una volta in mano, con un gesto automatico l’accosto al viso e sento  lo stesso profumo  che mi ha lasciato addosso quando lei si è accostata a me per la prima volta.    Mi viene subito in mente la sua pelle liscia e vellutata come quella di una bambina e i suoi occhi lucenti come cieli.  Le tentazioni sono figlie del desiderio , ma non necessariamente figlie  dell’amore  .Il mio amore per Eleonora è un amore furtivo e proibito ,ma anche un amore intenso e sincero . Un amore rubato è anche ciò che più colpisce lo spirito . Un amore facile è spesso un amore senza futuro. E anche se lei è una donna sposata io la considero a torto o a ragione la mia consorte . Ma il  destino a volte è capriccioso e  crudele. 

L’esercito si muove lentamente, sembra un pachiderma che avanza strisciando e sollevando tanta polvere. I carri avanzano con un cigolio stridente, i soldati marciano con passo slanciato e cadenzato ferendo l’aria con un rumore sordo ma regolare. Sembra un enorme mostro senza artigli né zampe che si dirige verso la sua preda. i capitani gridano le istruzioni ai loro sottoposti- serrare le fila – precedere i carri –  controllare che niente si perda-  eccetera.  Devono raggiungere Filippopoli passando per Sofia, la tratta è lunga e bisogna seguire la tabella di marcia concordata tra l’alto comando e gli ufficiali. A poche ore di marcia ci saremmo imbattuti in un territorio aperto, privo di vegetazione e di alberi, quasi desertico ed è per questo che mandiamo alcuni  uomini in avanscoperta.  L’esercito procede compatto e guardingo. Il morale tra gli uomini è alto anche perché dopo Filippopoli la prossima tappa è Costantinopoli, la leggendaria città d’oro e di porpora , la più ricca di tutto l’oriente. Tra gli uomini  vi sono persone frivole e scriteriate perchè durante  le soste passano parte del loro tempo  con le prostitute che si sono infiltrate tra i pellegrini. Questo aspetto ha preoccupato anche le autorità religiose presenti alla crociata che andavano ripetendo: “exercitus noster turpi exercitio deditus, quod lugens et gemebundus dico, otio potius et libidini quam virtuti indulget” (Il nostro esercito è dedito a vite turpe, e lo dico piangendo e gemendo, indulge più all’ozio e alla libidine che non alla vrtù) Gli ufficiali superiori hanno anche il compito di mantenere la disciplina pena di far  apparire l’esercito non solo poco marziale, ma anche poco coerente con la croce che campeggia sul loro abito  , simbolo della sacralità della loro missione. Inutile nascondere che anche tra i cavalieri c’è chi si lascia andare e chi da il buon esempio e non solo a parole ma soccorrendo e aiutando i loro compagni d’armi in difficoltà e i pellegrini in difficoltà. Tuttavia la moralità dei pellegrini che seguono l‘esercito non può essere affidata che alla loro coscienza. Fra di loro vi sono persone dissolute e dei fornicatori .Le occasioni certo non mancano per via del numero di pellegrini presenti e per la loro promiscuità. Del resto il tempo a disposizione gioca a loro favore come pure la stanchezza . I corteggiamenti avvengono spesso offrendo erbe e filtri d’amore afrodisiaci a cui seguono veri e propri incontri d’amore . lontani da occhi indiscreti . Non v’è dubbio però che tra di loro vi sono persone che , vivono delle belle storie sentimentali senza cadere nel ricettacolo del vizio e del peccato. Mentre procedo mi chiedo cosa sta facendo Sheila e quali pensieri le attraversano la mente. La sua semplicità ed eleganza , nonché il suo linguaggio pacato e sincero mi ha affascinato tanto che non riesco a dimenticarla. E poi i suoi baci  , seppure innocenti, sono rimasti appesi alla mia guancia   , e devo far finta di niente se non voglio rimanerne coinvolto. Voglio essere forte,  sono un uomo integro e qualunque cosa mi passi per la testa ,  devo essere fedele a colei che amo.

DIO CI VUOLE MAGNIFICI.

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Capitolo I

Parte V

Dal gelido orizzonte si notano già le prime sbuffate di luce. Il nuovo giorno sorge portando con se nuove promesse e intrecciando nuovi destini . Tutto comincia a prendere luce forma e colore. Le tende degli accampamenti cominciano a virare dal viola notturno al rosa mattutino. Anche il mio cuore segue inconsapevolmente la metamorfosi di questi colori senza che se ne renda conto. Gli occhi scrutano  l’arrivo di questa nuova alba con  fede e apprensione , anche se la mia anima è turbata da un indecifrabile presentimento.  Mi reco dallo stalliere, sello  il cavallo, un purosangue di origine araba dal pelo nero e lucido a cui ho dato il nome di Titanus, per la sua forza , la sua eleganza e al tempo stesso per la sua mole . E’ più effervescente del solito , mi guarda  agitando il capo mentre io lo trattengo per la briglia. E’ un animale infaticabile , amico e alleato , impavido e coraggioso , resistente come il ferro e fedele agli ordini. Lo monto e mi dirigo verso i mercanti . Alcuni di essi hanno carri chiusi con tendoni alti e spioventi ai lati, altri sono più bassi , adatti al trasporto di mercanzie , ma non di persone . Scelgo un carro chiuso e ben messo , all’apparenza sembra più nuovo di altri.  Mi avvicino e chiedo al mercante  che sta aprendo  e legando con delle corde i teloni laterali del carro, se ha un posto per ospitare una  persona . Gli spiego che questa persona è una mia  amica che   ha bisogno di riposo a causa di una febbre che ha  contratto di recente.  

Il mercante si dice onorato di esaudire il mio desiderio e aggiunge che la mia amica,  sua moglie e la sua figlioletta  viaggeranno sul retro del carro   mentre lui viaggia sul davanti vicino alla merce.   Quando torno nella tenda, Sheila e già sveglia. La guardo negli occhi e lei mi dispensa un sorriso smagliante.  La febbre è scesa  e  il tremolio della sera prima è quasi del tutto scomparso . Lei vuole sapere  come mi chiamo e da dove  provengo. Così dopo essermi presentato ,  le dico che ho trovato un posto per lei e che l’avrei fatta viaggiare su un carro coperto.  L’aiuto ad alzarsi , la copro e la porto fuori  , dove ci attende Titanus. Lei  adagia il suo volto sulla mia spalla e rimane immobile per qualche secondo, il tempo di riprendersi. Poi guardandomi negli occhi mi dice : mio nobile Philippe, desidero dirti che senza di te non sarei vissuta un’ora di più e pertanto ti sono debitrice della mia vita e aggiunge che ciascuno di noi prima o poi  avrà la sua Gerusalemme .  Il mio viaggio in Terrasanta mi fa capire che al di la di quello che facciamo o pensiamo o desideriamo o vogliamo o temiamo  o crediamo, c’è un ordine superiore che regola le nostre vite . e in quest’ordine anche se confluiscono le migliori o le peggiori intenzioni , noi non possiamo interagire se non attraverso la chiave della bontà, della giustizia, della pace, dell’amore , della fede e della verità. Cosa vuole dire che ciascuno avrà la sua Gerusalemme ? Quale profezia si nasconde dietro quelle parole?  Non oso chiederglielo perché credo che io debba scoprirlo da solo. E poi aggiunge : so che ti stai chiedendo chi sono. Io sono ciò che tu non riesci a vedere , non per la cecità del tuo cuore ,ma perché sei distratto da mille preoccupazioni, non ultima quella della guerra e quella che ti causano le tue pene d’amore . Lei ha una visione del mondo molto più realistica della mia.  L’afferro saldamente per la vita e usciamo all’aperto . Lei non è  preparata a ricevere in pieno viso la  luce del giorno e   una volta fuori si protegge gli occhi con una mano . Sistemo la spada nel fodero e l’appendo  alla sella. L’ aiuto a montare a cavallo, le porgo una coperta , e una volta in sella  monto  anch’io  davanti a lei chiedendole di tenersi saldamente a me  aggrappandosi con una mano alla mia cintura e con l’altra alla sella . Mi avvio  al trotto verso il carro che la deve ospitare.  Sento che  si abbandona completamente  sulle mie spalle e questo deve farla   sentire più sicura e protetta.  Arrivati sul posto , la presento  al mercante e a sua moglie . La coppia si mostra felice di ospitarla  perché sanno di poterla accogliere come  una figlia. La sistemano  sul retro del carro vicino alla figlioletta. poi la saluto , la bacio sulla fronte e torno al mio accampamento. Ma prima di andare via   mi afferra per una mano e mi chiede : tornerai a vedermi mio nobile cavaliere? Si certo le rispondo  , vengo  a vederti  ogni volta che  il mio servizio me lo consente .  Poi mi trae a se e mi da un bacio sulla guancia ed io  ricambio il gesto affettuoso con un altro bacio .  La saluto  e le chiedo di riguardarsi e di non prendere freddo . Poi  con una gran confusione in testa corro verso il  accampamento . I carri riprendono lentamente a muoversi, distanziandosi a volte di ore gli uni dagli altri . I pellegrini seguono a piedi la lunga fila creatasi  rendendola ancora più impressionante.  Sembra l’esodo biblico di cui si parla spesso nelle scritture. Giunto a destinazione  mi viene detto  di recarmi  presso l’alto comando. Lì trovo un  emissario di Eleonora che mi porta notizie dei  reali di Francia . Il re e la regina sono partiti anch’essi per la Terrasanta .  Inoltre Eleonora mi nomina Capitano del granducato di Aquitania e di Guascogna nonché grand’Ufficiale di corte e Gran cavaliere dell’ordine della Giarrettiera. Queste notizie mi riempiono di gioia e mi incoraggiano ad andare avanti. Insieme alla pergamena per la mia nomina , mi viene  consegnata anche una missiva scritta di proprio pugno da Eleonora.  Ringrazio l’ambasciatore ed esco dal comando.   Quando arrivo  nella mia postazione , strappo la ceralacca della missiva  l’apro e inizio a leggere:  Mio amato e adorato Philippe, hai sicuramente  saputo del mio imminente  viaggio per la Terrasanta.  Spero di incontrarti prima di arrivare a destinazione.   Tu sei  l’unico grande amore della mia vita , la sola ragione di essere , il mio grande e unico scopo a cui ho dedicato tutta me stessa. Il mio cuore ti appartiene ed io priva di ogni tua attenzione, devo  fare i conti con la mia inconsolabile solitudine non potendo più avere le tue dolci carezze , i tuoi baci appassionati , il calore del tuo corpo, l’impeto dei tuoi desideri. È vero, nella vita ci sono cose peggiori  , ma cosa ci può essere di peggiore  di questa mia malinconia . Io ti amo  e conoscendo la tua nobiltà d’animo ti chiedo di pensare a me, anche se indirettamente, sono stata io la causa del tuo allontanamento dal palazzo.   Se solo mi sfiora il pensiero che tu possa morire per causa mia , io non vivrei più,  chiederei di morire  insieme a te . Voglia Iddio proteggerti in guerra come in pace e che tu possa fare ritorno in questa tua amata  terra di Francia che ami e veneri e rispetti  più della tua vita .  Ti faccio sapere a tempo e a luogo dove poterti incontrare. Tua per sempre .  Eleonora.

Dio ci vuole magnifici

 

Storia di una Crociata

Capitolo I

Parte VI

Una volta al campo do disposizione di montare una tenda di fortuna. Gli aiutanti  soccorrono subito  Sheila, la fanno scendere da cavallo e la sorreggono perché troppo debole per sostenersi da sola.  Lascio il cavallo allo stalliereIo , mi tolgo la tunica e la stendo sulla lettiga su cui viene adagiata Sheila.  Lei è ormai senza forze  , riesce appena ad aprire gli occhi , vuole parlarmi , ma non riesce   , Il suo silenzio è come  una sciabolata che mi sfiora . I medici la prendono subito in  in consegna , la visitano e notano che la febbre la sta divorando. Applicano  subito degli impacchi  di stoffa bagnate sul viso e su tutto il corpo per abbassare la temperatura e continuano a farlo senza sosta , sostituendo ogni tanto  quei  pezzi di stoffa con altre  più fredde,  La febbre nonostante tutto non scende  e  così i medici decidono  di interrompere quella pratica  e di ricominciare  il mattino seguente . Sheila viene dapprima asciugata e poi coperta con delle coperte di lana. Si agita per  tutta la notte , la sua espressione non è serena e il suo viso è sempre pallido.

Prima di coprirla le sciolgo i  capelli e la osservo  in silenzio. Immagino quanto sia stata infelice la sua vita, come lo mostra  il suo viso emaciato e sofferente . Il suo cuore batte all’impazzata e il suo corpo brucia come un  braciere .   Trascorro  la notte accanto a quel corpo febbricitante mentre  il suo sangue corre veloce come se fosse inseguito da un branco di lupi.  Prendo  una pezza pulita  la inzuppo nell’acqua fredda  e gliela passo sulla fronte e poi sulle   labbra arse e screpolate. Non riesco a dormire , né a pensare e né a pregare . Nel silenzio della notte si sentono solo  le sentinelle che si susseguono con i loro proclami … Postazione del grillo… tutto va bene, postazione della civetta…. tutto va bene , postazione dell’aquila…. tutto va bene, postazione del falco….. tutto va bene , postazione del gufo …tutto va bene.    Gli accampamenti  sono tutti illuminati da fiaccole sistemate lungo il  loro perimetro  e quando esco  per respirare una boccata d’aria , noto che il cielo ha le sue stelle e la terra le sue fiaccole e che  nel buio tutto sembra più suggestivo e più irreale. Ho un gran guardare , e un gran cercare lassù  tra gli spazi infiniti la presenza di Dio. Sento   l’ansimare lento e cadenzato del cosmo che mi cade addosso come un macigno. Penso e ripenso cosa ne sarebbe stato di lei , se non fosse riuscita ad arrivare fino a qui. Mi chiedo perché i miei occhi  hanno incrociato i suoi occhi e perché ne sono stato tanto colpito. E così , preso da queste mie riflessioni,  mi rivolgo alla notte chiedendole di concederle   qualche ora di sonno e di serenità, e di farla guarire in fretta , Quanto a me , le chiedo di liberami dalle tentazioni e  di custodire  integro il mio amore  per Eleonora  .  Quando rientro nella tenda, lei si accorge della mia presenza e mi fa un cenno per aiutarla a girarsi su un fianco . Mentre la sostengo lei mi sfiora con le labbra il volto  ,  raccoglie tutte le sue forze, si appende  al mio collo e mi sussurra all’orecchio : tienimi stretta , ho freddo e male e ho paura di cadere. Io l’abbraccio  e in quel momento una parte delle sue sofferenze le sento mie.  Lei si sfila la collana che porta al collo e mi dice  di tenerla , finché non è guarita. Io la prendo e le dico  di non preoccuparsi perché l’avrei custodita come una reliquia.   La notte sembra non finire mai , all’interno della tenda il freddo  si fa pungente, la vedo livida in volto , le chiedo  se posso sedermi  accanto a lei per tenerle caldo . Lei annuisce . Mi tolgo la cotta di metallo e rimango  con la tuta di lana che ricopre tutto il corpo Quando mi accosto a lei , sento che il suo corpo trema  e vengo rapito da un senso di sconforto .  Lei  apprezza quel gesto, e si rannicchia accanto a me e  rimane così per per tutta la notte. Non riesco a prendere sonno . Penso  alla lunga marcia che mi aspetta a partire da domani . Devo raggiungere Sofia passando per Nish. Devo assolutamente trovare un mercante che accolga  Sheila sul suo carro .

La mia mente è adesso occupata dall’idea di doverla  proteggere  a tutti i costi. La preoccupazione di dover affrontare una guerra sanguinosa contro i saraceni, per ora, non mi sfiora per niente. La filosofia dei cavalieri è che la vita e la morte son ben poca cosa se messe di fronte al piacere di essere utili agli altri  e di far loro del bene. Le prime luci dell’alba affiorano all’orizzonte e la notte corre a grandi passi verso occidente. Mi alzo di buon’ora,  mi vesto,  e guardo fuori dalla tenda . Negli  accampamenti non c’è  vitalità alcuna , sono  ancora tutti sprofondati nel loro torpore  notturno, tutto intorno c’e un’aria  assopita , le carovane sono immobili e silenziose, e le sole cose che si sentono  sono le sentinelle , e le sole cose che si muovono sono le fiamme che si levano dalle fiaccole e i vessilli che sventolavano sui  pennoni .  Esco e vado subito alla ricerca di qualcuno  che puo’ ospitare Sheila . 

DIO CI VUOLE  MAGNIFICI

Storia di una Crociata

Capitolo I

Parte III

Il mio esercito si dirige dapprima a Saint Denis , vicino Parigi dove  confluiscono tutti i notabili di Francia che aderiscono alla crociata. Dopo circa due mesi di marcia arriviamo a Ratisbona dove sostiamo in attesa che si accodi l’esercito tedesco di Corrado II . In quella stessa città mi viene assegnato  il compito di  sorvegliare  il  nostro contingente militare  e tutti coloro che per un motivo o per un altro decidono  di raggiungere la terrasanta sotto la nostra protezione. Costoro sono  in effetti numerosi quanto un esercito e si tratta di  mercanti , musici, artigiani,  giocolieri, menestrelli, dame,  fattucchiere e cortigiane.  Alcuni hanno carri trascinati da animali da tiro,  altri trasportano gabbie in legno di varie grandezze, contenenti  agnelli , conigli , maiali , uccelli e perfino lupi in tenera età. A giudicare dalla loro tenacia e dalla loro audacia questa gente è molto motivata e crede fortemente in quello che fa anche se il  viaggio è lungo e non  privo  di pericoli insidie e incognite. 

Alcuni carri , adibiti al   presidio medico , trasportano i medici, i flaconi  con i farmaci, i ferri chirurgici , le garze,  e tutto l’occorrente per operare .

Vi sono anche persone  senza arte né patria messisi in viaggio  spinti dal desiderio di  elevarsi spiritualmente e materialmente , forse anche per sfuggire alla tirannia del proprio paese. 

Non hanno quasi nulla da portare ma  dimostrano  una fede incrollabile e una dignità che è propria della loro condizione. 

Nessuno di loro ha un vero e proprio bagaglio , al massimo una  bisaccia per l’acqua , un contenitore per il cibo e una borsa a forma trapezoidale,  increspata sulla parte superiore e legata alla cintura, nella quale si ripongono gli spiccioli  . Al suo interno c’è  una tasca di cuoio, in cui si custodiscono alcuni effetti personali .  

Durante i miei giri d’ispezione mi imbatto in una donna gracile che a malapena cammina. Ha occhi marroni e capelli neri.  Mi avvicino e noto   che il suo pallore è impressionante , Il  suo sguardo è spento e la sua andatura lenta.

Resto molto impressionato  da questa figura fragile  tanto che   le rivolgo la parola e le chiedo : mia cara come ti chiami? Sheila mi risponde  lei. Sei forse ammalata incalzo io ? Lei solleva la testa  ,  mi guarda dritto negli occhi e con una voce fioca   mi dice : mio  signore , mi sento solo debole, non è nulla , e aggiunge – sono certa che questo mio malore passerà in fretta. I suoi occhi sono lucidi e all’improvviso dal suo sguardo zampilla luce e febbre contemporaneamente  . Le domando:  – sei  sola o sei con i tuoi familiari? – Lei nega agitando il viso in segno di diniego . E da dove vieni ?  Vengo Roma , da dove sono partita insieme ad altri pellegrini  e ho raggiunto il vostro contingente attraversando l’ Adriatico con una imbarcazione di fortuna e poi procedendo a piedi fino a qui . Ha  la pelle inaridita dal lungo viaggio e le labbra vistosamente screpolate .  Provo a rifocillarla porgendole dell’acqua e del cibo ma lei rifiuta perché non ha la forza di bere  né di mangiare.  Questa povera creatura , in fondo,  si è messa in viaggio per rendere   gloria a Dio ed è a Dio che mi rivolgo affinché allevi le sue pene e l’aiuti nel suo cammino. 

Quanto a me vorrei la forza di soccorrerla ,  e il tempo di farlo dato che i  miei doveri di soldato è di guerriero  non mi lasciano troppa libertà.       L’accompagno all’accampamento più vicino , quindi la   sollevo da terra e l’aiuto  a montare a cavallo . Il suo corpo è leggero come un fuscello e quando l’afferro per un braccio mi accorgo che l’arto è esile e sottile e provo  un brivido che mi attraversa tutto il corpo. Lei ha appena il tempo di reagire e poi sviene. Quando si riprende è già sul mio cavallo .

La seguo a piedi e sento  che lei si  abbandona sempre più sulla sella ed io  per evitare il peggio le parlo a voce alta in modo che non si addormenti e la trattengo con le mani perché non cada  da  cavallo. Percorrendo la strada verso l’accampamento, nell’aria risuonano le note di  vecchie canzoni popolari. C’è una vera e propria orchestra ambulante , si suona con la  viella , il liuto, il flauto, l’arpa , i fiati, le trombe , le cornamuse e infine i tamburi. Dappertutto si sente cantare  , alcuni sono canti  che inneggiavano all’amore , altri sono canti contro la tirannia  , ed altri ancora hanno un carattere satirico . Uno dei canti più ricorrenti è quello dedicato alla luna simbolo e specchio della  volubilità dell’uomo e della sua condizione  irrequieta e mutabile. 

Arriviamo vicino all’ accampamento quando il sole è ormai tramontato. Tutte le cose ardono di una luce propria . La cotta di maglia  dei soldati e dei cavalieri  e tutte la cose  metalliche,  si illuminano come per incanto   , mentre le tuniche bianche del vestiario riflettono una luce gialla-dorata.   A quell’ora c’è un flusso mostruoso  di cavalieri e di soldati che si dirigono  verso   gli avamposti più remoti per   annunciare al signore del luogo la presenza dell’esercito e dei dignitari di Francia e Germania  affinché   possa ospitare  al meglio ,come di consuetudine,   le truppe e  l’alta gerarchia militare.

DIO  CI VUOLE MAGNIFICI

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